Poliartralgie in soggetto sovrappeso - Caso Clinico

Effetto della terapia enzimatica sistemica, unita ad alimentazione ed esercizio sull’infiammazione cronica sistemica di basso grado.

L’infiammazione cronica sistemica di basso grado (detta anche “l’assassino nascosto” o “infiammazione silente”), rappresenta una reazione di difesa infiammatoria del sistema immunitario contro agenti estranei, inquinamento ambientale, stile di vita caratterizzato da alimentazione ricca di zuccheri semplici, grassi saturi e omega-6, sedentarietà e stress.

La terapia enzimatica sistemica (bromelina, tripsina, rutina, ecc.) ha dimostrato la sua efficacia nel trattamento del dolore e dell'infiammazione acuta, associati con lesioni o disturbi muscolo-scheletrici [1-3]. Alcuni dati preliminari [4-5] sembrerebbero confermare un effetto analogo sull’infiammazione silente, per gli uomini ma non per le donne.

Lo scopo di questo articolo è stato quello di presentare l’effetto di alimentazione, attività fisica e terapia enzimatica sistemica sull’infiammazione cronica sistemica di basso grado, in un paziente sovrappeso di grado 2 con astenia e polialtralgie e valori di Hb glicata (emoglobina glicosilata) e PCR (proteina C reattiva) elevati.

Dott. Ettore Pelosi, PhD
Vitalia Salute – Poliambulatorio specialistico – Centro di Medicina dello Sport ed Esercizio Terapia, Torino.

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Indice

 

Presentazione del caso

Il caso in esame è quello di un uomo, sovrappeso di grado 2, giunto in ambulatorio con gonfiore addominale, astenia, poliartralgie delle grosse articolazioni, intolleranza gludicica (Hb glicosilata: 6.5%), valori della PCR elevati (5.5mg/dL).

Valutazioni e trattamenti nutrizionali

Sono state effettuate 3 visite nutrizionistiche confrontando i valori di peso, altezza, indice di massa corporea (BMI), velocità di eritrosedimentazione (VES), proteina C reattiva (PCR), emoglobina glicosilata (Hb-G) e massa grassa (FM).

Visita nutrizionistica n°1

Dopo visita nutrizionistica ed esame bioimpedenziometrico (con BIA di Akern), si è ritenuto opportuno indirizzare il paziente a un periodo di dieto/esercizio terapia di almeno 8 settimane, scegliendo un regime dietetico ipocalorico, con basso indice/carico glicemico. 

Visita nutrizionistica n°2

Al termine delle 8 settimane, il paziente è stato sottoposto a una seconda visita nutrizionistica ed esame bioimpedenziometrico (con BIA di Akern). 

Sono stati ripetuti gli esami ematochimici per la valutazione dei seguenti parametri: 

  • Hb glicata
  • VES (velocità di eritrosedimentazione)
  • PCR

L’unico parametro che persisteva alterato è risultata la PCR (Tab. 1), mentre l’Hb glicata risultava rientrata nei limiti di norma.

 

Tabella 1

Parametri 

Visita 1

Visita 2

Visita 3

PESO (KG)

89.5

87

85,3

H (CM)

175

175

175

BMI

29,22

28,41

27.85

VES

8

9

8

PCR

5.5

5,3

1,2

HbG

6.5

5,8

5,5

FM

36,5%

35,00%

33,00%

Persistendo astenia e poliartralgie, e avendo osservato una buona compliance al trattamento, è stata affiancata alla dieto/esercizio terapia, anche la terapia enzimatica a base di Rutina, Bromelina, Tripsina (Wobenzym Plus cpr a stomaco vuoto x 2 volte al giorno) per ulteriori 8 settimane. 

Il confronto dei risultati degli esami ematochimici ottenuti pre / post-intervento ha mostrato che il valore della Hb glicata, alterato all’arrivo del paziente, si normalizzava già dopo le prime otto settimane (e dunque grazie alla dieto/esercizio-terapia); quello della PCR persisteva elevato dopo 8 settimane, mentre andava a normalizzazione dopo il secondo periodo caratterizzato dall’associazione del trattamento dietetico quello con terapia enzimatica.

Visita nutrizionistica n°3

Il paziente al termine di questo periodo è stato sottoposto a una terza visita nutrizionistica ed esame bioimpedenziometrico (con BIA di Akern). Sono stati quindi rivalutati i parametri ematochimici: Emoglobina glicata, VES e PCR. L’esame ha mostrato la normalizzazione del valore della PCR (Tab 1). 

Il paziente riferiva un netto miglioramento dell’astenia e la completa scomparsa delle poliartralgie.

Discussione del caso

L’infiammazione cronica sistemica di basso grado (ICSBG) è una condizione patologica diffusa, e in continuo aumento ormai in tutti i paesi, che sta alla base di numerose patologie tra le quali obesità, diabete tipo 2, aterosclerosi, neoplasie maligne e, non ultime, le malattie neurodegenerative.

Identificare le condizioni che stanno alla base di un alterato stile di vita, consente di prevenire e limitare la ICSBG e di conseguenza tutte le patologie nella cui patogenesi questa è implicata. Di seguito, i fattori più importanti collegati con la sua insorgenza:

  1. cause dietetiche: eccessiva assunzione calorica, acidosi metabolica latente, eccessiva produzione di insulina, disbiosi intestinale e carenza di fibre, squilibrio omega 3 / omega 6 [6-15]
  2. assenza di attività fisica
  3. stress e alterazione dei ritmi biologici.

Le alterazioni indotte da questi fattori determinano e alimentano l’infiammazione cronica sistemica di basso grado che si manifesta con una costellazione di segni e sintomi aspecifici (sovente interpretati come “fisiologiche” manifestazioni dell’invecchiamento), cui spesso si associano malattie a larga diffusione, ridefinite “malattie del benessere” o malattie legate all’invecchiamento [6-8, 11].

Per contrastare efficacemente la ICSBG basterebbe applicare alcuni cambiamenti nello stile di vita. I principali consistono in variazioni del pattern dietetico:

  • incremento dei cibi alcalinizzanti e moderazione di quelli acidificanti
  • aumento delle fibre e degli omega 3
  • riduzione degli zuccheri semplici, dei grassi saturi e del sale
  • riduzione complessiva dell’apporto calorico
  • svolgimento costante di una moderata attività fisica di tipo aerobico
  • miglior gestione dello stress. 

In particolare, per quello che riguarda la dieta, vale la pena soffermarsi sui concetti di PRAL (potenziale di acidosi renale), indice glicemico e insulinico, carico glicemico e insulinico, disbiosi e fibre, grassi, sale e sali, riduzione calorica/digiuno, attività fisica (11).

Purtroppo, questi concetti trovano sempre meno spazio nella quotidianità di ognuno di noi. Molto più semplice ricorrere alle terapie farmacologiche con tutti gli effetti collaterali e i costi economici/sociali ad esse correlate.

Trattamento nutrizionale: la terapia enzimatica 

Recentemente, si sono rese disponibili formulazioni a base di enzimi proteolitici che oltre ad accelerare il decorso dell’infiammazione acuta, si sono dimostrate in grado di ridurre edema, essudato e dolore, in quanto in grado di intervenire attivamente nei sistemi di difesa biologici per ristabilirne l’equilibrio fisiologico (terapia enzimatica sistemica). Bromelina, Papaina, Tripsina sono enzimi proteolitici ad alta efficacia e ampio spettro di applicazione comunemente presenti in queste miscele, che agiscono in sinergia in modo da regolare il sistema immunitario, ristabilire le condizioni ideali per contrastare l’infiammazione dei tessuti innescando azione antinfiammatoria, detumescente naturale e modulante del pool delle citochine espresse in seguito a fenomeni pro-infiammatori, facilitando e accelerando il fisiologico ripristino nei processi acuti infiammatori, migliorando, alleviando e infine eliminando gli effetti dei mediatori dell’infiammazione sovra espressi.

L’effetto della terapia enzimatica sistemica sul processo infiammatorio acuto è ormai noto e dimostrato, mentre molto meno si conosce riguardo le sue modalità d’azione in caso di infiammazione sistemica di basso grado, associata ad obesità e sindrome metabolica [4].

Il meccanismo d’azione con cui la terapia enzimatica potrebbe portare a questo risultato è stato associato da alcuni autori alla riduzione della produzione di radicali liberi, cioè all’azione antiossidante di sostanze presenti nella formulazione, come ad es. la rutina [16-17]. Altri hanno ipotizzato che queste proteasi possano formare dei complessi plasmatici e operare una clearance sistemica di citochine e anti-proteasi presenti nel sangue [18-19].

Altri autori, infine, hanno suggerito meccanismi di attivazione recettoriali, mentre la bromelina si è dimostrata avere effetto antinfiammatorio con attenuazione di IL-1β, IL-6 e TN-α dopo stimolazione con LPS sulle cellule THP-1 [19-20].

Conclusioni 

Il risultato del presente studio, sia pure riferito ad un unico caso clinico, appare rilevante e conferma l’utilità della terapia enzimatica sistemica in soggetti con infiammazione e in particolare con infiammazione cronica sistemica di basso grado. È, inoltre, in accordo con i dati già pubblicati in letteratura che evidenziano un ruolo positivo della terapia enzimatica sistemica nel soggetto con infiammazione cronica di basso grado e rinforza l’interesse ad approfondire ulteriormente gli sforzi per ampliare le casistiche su questo tema.

Da sottolineare che il limite più importante di questo caso clinico è che il valore della PCR non è l’unico rilevatore dell’infiammazione sistemica di basso grado. Se ne stanno affiancando altri più sensibili, come la PCR ultrasensibile (us), la IL6 e la Troponina I (us).

 Uno studio più ampio dovrebbe includere tutti queste misurazioni per verificare con maggiore precisione i meccanismi attraverso i quali la terapia enzimatica agisce. Tuttavia, nel nostro paziente i segni e sintomi pre e post trattamento orientavano in modo evidente verso una situazione di infiammazione sistemica di basso grado. 

Bibliografia 

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